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ibs

di Giuseppe Catozzella

Consigliato da Lia

Un regalo lasciato sul comodino per troppo tempo. Ma purtroppo sempre tanto attuale considerando le ultime stragi del mare. Questa è la storia di Samia una ragazzina somala, con il grande sogno di partecipare alle olimpiadi di Pechino 2008 e di conoscere Mo Farah. Ma in Somalia ci sono la guerra civile e gli integralisti di Al-Shabaab. Spari bombe e attentati all’ordine del giorno. “La guerra è la nostra sorella maggiore”. È da quando è nata che l’odore di polvere da sparo è sempre nel suo naso. Samia però ha la corsa nel sangue, mentre intorno la Somalia è sempre più preda dell’irrigidimento politico e religioso, mentre le armi parlano sempre più forte la lingua della sopraffazione, Samia guarda lontano, avverte nelle gambe magre e velocissime un destino di riscatto per il paese martoriato per le donne somale. Si deve allenare con il burqa, di notte quando tutti non vedono in un campo trivellato dai colpi. Riesce a partecipare alle olimpiadi di Pechino, arriva ultima, ma diventa un simbolo per le donne mussulmane di tutto il mondo. Ma a casa c’è la guerra è non potrà mai migliorare i suoi tempi in queste condizioni per partecipare alle olimpiadi di Londra 2012 quindi è costretta al viaggio. “Il viaggio è una cosa che tutti abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte”. Samia è morta nel mar mediterraneo il 2 aprile 2012 mentre tentava di raggiungere le funi lanciate da in imbarcazione italiana.