Correre nel grande vuoto

di 14 Luglio 2020 libri

di Marco Olmo

Descrizione
«Un mito per gli appassionati dell’impossibile». Corriere della Sera Quello di Marco Olmo per il deserto è un amore che nasce più di vent’anni fa quando il corridore piemontese, all’epoca neppure cinquantenne, si è appena affacciato all’universo delle ultramaratone. È il 1996, infatti, quando Marco Olmo riceve la proposta di partecipare alla Marathon Des Sables, nel deserto del Sahara. Marco ha già visto il deserto, ma come un turista, dal finestrino di un’auto e con l’aria condizionata accesa. Ora invece ha l’opportunità di stare là fuori, a correre come già corre fra le montagne di Robilante, il paesino dove vive. Quella Marathon Des Sables è un successo, nella classifica generale si posiziona terzo, facendosi notare dal pubblico e dalla stampa internazionale, e il deserto gli entra dentro, cambiando il suo modo di correre. È da quel momento, infatti, che la sua specialità diventa la lunga distanza, da affrontare prima di tutto con una qualità che diventerà la sua cifra: la resistenza. In questo libro, Marco Olmo ripercorre oltre due decenni di gare nei deserti di tutto il mondo: da quello libico al deserto della Giordania, dalla terribile Valle della Morte in California fino alle zone desertiche dell’Islanda, passando per il deserto di sale della Bolivia, il Sinai e molti altri. Non si possono lasciare tracce nel deserto, Marco lo ha imparato in questi anni: una sola raffica di vento è sufficiente a farle scomparire dalla sabbia. Eppure ogni deserto ha lasciato in lui una traccia incancellabile, alimentando quell’amore di cui sono impregnate le pagine di questo racconto.

Consigliato da Lia Pozzi

Per chi non conoscesse Marco Olmo, o solo lo abbia sentito nominare, si può dire che la sua storia è la favola del corridore della domenica. La sua avventura sportiva comincia in una di quelle garette domenicali aperte a tutti, non ai professionisti, ed in cui arrivò ultimo. E forse anche quella sua sconfitta fu lo stimolo a non darsi per vinto. Rimboccarsi le maniche, allacciarsi bene le scarpe, e via ad allenarsi tra le montagne ed a mettercela tutta per superare il suo limite. Aveva 27 anni quando ha cominciato a correre.
A 27 anni i professionisti dello sport di norma vengono considerati vecchi ed appendono le scarpe al chiodo, per Marco è l’inizio. I primi successi arrivano tra le montagne con corsa ed alpinismo. Ma questa è un’altra storia.
La chiamata, forse la più importante della sua vita, avviene nel 1996 a 47 anni. In quella telefonata è invitato a partecipare alla famosa marathon des sable, una gara lunga duecentocinquanta chilometri divisa in sei tappe, da correre in autosufficienza alimentare nella splendida e spoglia cornice del deserto sahariano.
Un’esperienza estrema da ogni punto di vista.
“Io ho il mal di deserto. Un male che poi altro non è che un amore. Un amore profondo. Quella sabbia su cui tanto mi piace correre mi richiama a sé. Il deserto è un luogo indomabile, dove non c’è acqua e dove il vento soffia così tanto da seccare qualsiasi cosa. Non c’è niente di più “diverso” del deserto ed è per questo che mi vuole. È per questo che non posso non rispondere alla sua chiamata”.
Dopo quella gara il deserto gli è entrato dentro, ha partecipato a venti successive edizioni della marathon des sable. È dopo quell’evento che è diventato l’ultramaratoneta che conosciamo. In questo libro è raccontato l’amore per questi posti aridi, spirituali ed avvolgenti che sono i deserti.

Lia Pozzi